31/10/2010

II VOLTO DEL FUTURO. IDENTIKIT DEI GIOVANI ITALIANI

di Marco Ostoni

Giornalista , < marco_ostoni@fastwebnet.it >

Intrappolati nel presente. Chiamati a vivere in una dimensione spazio-temporale all'insegna della provvisorietà, senza una bussola in grado di tracciare rotte ben definite su cui costruire il futuro e con pochi riferimenti forti ai quali ancorarsi nei momenti di difficoltà. Ma anche con enormi potenzialità da sviluppare e straordinarie occasioni da cogliere, se opportunamente seguiti e accompagnati da adulti maturi e consapevoli della sfida educativa loro lanciata dalla società tecnologica del terzo millennio.


Sono i giovanissimi di oggi - fra i 7 e i 19 anni -, così come li «fotografa» il I0° Rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza, pubblicato nel novembre scorso da EURISPES e Telefono Azzurro nel contesto di una serie di iniziative messe in campo in occasione del ventennale della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, caduto il 20 novembre 2009. Il Rapporto si compone di quaranta schede tematiche, che toccano diversi aspetti del mondo dell'infanzia e dell'adolescenza (riunite in cinque capitoli dedicati a: abuso e disagio; salute; famiglia, scuola, educazione; cultura e tempo libero; media e comunicazione) e di due indagini statistiche effettuate all'interno del mondo scolastico per mezzo di questionari somministrati a un campione di circa 2.500 bambini e ragazzi in 33 istituti di vario ordine e grado. Proprio alla luce di queste due indagini sono stati tracciati l'«Identikit del bambino», frutto dell'elaborazione dei dati relativi a scolari con un'età compresa tra i 7 e gli 11 anni (frequentanti cioè gli ultimi tre anni della primaria e la prima classe della secondaria di primo grado), e 1'«Identikit dell'adolescente», che invece raccoglie gli orientamenti dei ragazzi dai 12 ai 19 anni (dalla seconda media al termine della scuola superiore). Su tali profili concentreremo l'attenzione nelle pagine che seguono, incrociando i dati con gli spunti più interessanti emersi dalle schede.

1. Aspettative, progetti e modelli di riferimento

La prima parte del questionario riguarda la percezione di sé e le aspettative, compresi timori e preoccupazioni, di bambini e adolescenti in relazione alla propria vita personale e sociale (familiare e relazionale in senso più ampio), alla formazione scolastica e al futuro professionale.

a) La famiglia può attendere

Dall'indagine emerge anzitutto che sia i bambini sia gli adolescenti mettono il lavoro (e nel primo caso anche la scuola) davanti alla famiglia (sposarsi e avere figli). Particolarmente interessante il dato degli adolescenti circa la priorità assegnata al lavoro (il 96,6% desidera trovarne uno soddisfacente e il 94% uno stabile), che distanzia di quaranta punti percentuali l'aspettativa di un'alta formazione scolastica e di quasi trenta punti l'intenzione di mettere su famiglia. Evidentemente il problema della precarietà, acuito dalla crisi economica, è molto sentito dai teenager, più attenti, oltre che alle problematiche familiari, alle dinamiche socioeconomiche in corso. Ciò emerge ancor di più se si vanno ad analizzare i dati disaggregati per area geografica: nel Sud e nelle Isole, realtà economicamente più fragili anche ben prima dell'attuale crisi, le preoccupazioni e i timori per il futuro risultano assai più marcati rispetto al Nord, mentre la prospettiva di sposarsi e fare figli appare più attraente, sfiorando 1'80% contro il 65-70% del resto del Paese.

b) Precarietà e disillusione

Il senso di precarietà pare tramutarsi in disillusione se ci si sofferma sulle risposte fornite circa la difficoltà percepita nel perseguire i propri obiettivi, in ambito sia personale, sia scolastico e professionale. Nei più piccoli prevale, con percentuali oscillanti fra il 30% e il 45%, il timore che sia «molto difficile» o «abbastanza difficile» concludere il ciclo di studi con una laurea, trovare un'occupazione stabile, ma anche sposarsi e mettere al mondo dei figli. L'idea che la strada sia in salita emerge in modo netto anche dalle risposte dei più grandi, maggiormente sensibili sul tema del lavoro (il 49,4% pensa che sia «molto difficile» trovarne uno stabile e il 44,1% che lo sia «abbastanza»), ma anche assai poco ottimisti rispetto alla formazione scolastica (solo il 54,9% pensa di laurearsi, il 33,6% ritiene l'obiettivo impervio e il 58,7% «abbastanza difficile»). Soltanto rispetto alla sfera privata gli adolescenti - che in maggioranza (il 63% dei casi) desiderano ottenere l'indipendenza andando a vivere per conto proprio una volta terminati gli studi e trovato un lavoro - appaiono meno pessimisti. I più sono infatti convinti che nozze e figli siano obiettivi perseguibili senza soverchie fatiche: arrivare al matrimonio è reputato «abbastanza difficile» dal 40,8% degli adolescenti, ma il 35,8% pensa che sia «poco difficile» e il 12,6% che non lo sia «per niente». Quanto ai figli, il 37,8% dei ragazzi pensa che sia «poco difficile» averne, il 33,9% che lo sia «abbastanza», il 17,6% che non lo sia «per niente» e solo il 9,9% immagina sia «molto difficile».

Circa il «chi sarò da grande» e i modelli di riferimento che orientano le aspettative su di sé, l'indagine evidenzia, specialmente per i più piccoli, l'attrattiva dei messaggi che transitano attraverso media e pubblicità. Non è un caso se, nell'immaginario dei bambini, campeggino figure rese famose dalla televisione, anche se con percentuali mai superiori al 30%. Appaiono invece più autonomi - ma ciò non stupisce - gli adolescenti, il 38,8% dei quali dichiara di non voler assomigliare a nessuno, anche se poi, invitati a fornire qualche nome, essi pure privilegiano personaggi televisivi a figure dall'alto profilo professionale o culturale.

2. Senso civico, abitudini, devianze

Civili, ma non troppo. Si può sintetizzare in questi termini il «ritratto» degli adolescenti italiani (ai bambini più piccoli queste domande non sono state poste) che emerge dai questionari relativi agli stili di vita. Essi sono mediamente rispettosi delle prescrizioni del vivere civile e dei relativi codici comportamentali, sia pure con un progressivo scarto dalla «retta via» con il crescere dell'età.

a) I comportamenti incivili

Fra le «cattive abitudini» più diffuse svetta il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza in automobile (riguarda circa il 35% del campione, mentre il casco viene indossato dall'88,9% degli intervistati, una percentuale che resta però ancora lontana dal 100%), cui seguono, anche se con divergenze a livello regionale, il gettare a terra cartacce e rifiuti (33,4%), il prendere i mezzi pubblici senza pagare il biglietto (22%), il comprare merce contraffatta (18%). Una netta maggioranza (il 59,4% degli intervistati) scarica poi illegalmente musica, giochi e film da Internet. I cosiddetti writer, coloro cioè che esprimono la propria creatività (o il proprio desiderio di comunicare) attraverso scritte e disegni sui muri, rappresentano l'11,5% del campione.

b) Fumo, alcol, droga

L'indagine non tocca il problema del fumo, trattato invece ampiamente nella scheda n. 13 del Rapporto, formulata sulla scorta delle ultime rilevazioni statistiche disponibili (qui incrociate con i dati dell'indagine Doxa Il fumo in Italia del maggio 2010), che riguardano anche i giovani fino a 24 anni.

Fumano complessivamente 1,2 milioni di ragazzi tra i 14 e i 24 anni (il 22,5% dei maschi e il 17,3% delle femmine). In particolare, già fra i 14 e i 17 anni fuma il 6,7% degli adolescenti, mentre il 3,2% ha fumato e poi smesso. La percentuale cresce all'aumentare dell'età: fra i 18 e i 19 anni i fumatori sono il 22,4%, fra i 20 e i 24 anni il 27,3%. L'abitudine al fumo è più diffusa nei maschi che nelle femmine; il divario è però minimo dai 14 ai 17 anni e più accentuato dai 20 ai 24. Inoltre i giovani fumatori risultano più numerosi al Nord e al Centro che al Sud. Oltre la metà dei ragazzi dichiara che cambierebbe le proprie abitudini, il 43,7% fumando di meno, il 15,5% smettendo del tutto.

A che età si inizia a fumare?

Percentuale di giovani che iniziano a fumare per classe di età

Classe di età

Maschi

Femmine

Totale

< 15 anni

22,0

12,6

17,8

15-17 anni

40,5

34,2

37,7

18-20 anni

29,0

33,7

31,1

> 20 anni

5,7

14,9

13,4

Età media

16 anni

18 anni

17 anni

FONTE: Indagine Doxa - II fumo in Italia, maggio 2010,

disponibile in < www.doxa.it >

 

Alcolismo e consumo di droga sono riconosciuti come problema dagli stessi giovanissimi. L'indagine sugli adolescenti evidenzia infatti una forte consapevolezza da parte dei diretti interessati, per la maggioranza dei quali (il 50,1% nel caso dell'alcol e il 44,3% in quello degli stupefacenti) i due fenomeni risultano «molto» diffusi, mentre lo sarebbero «abbastanza», rispettivamente, per il 38,9 e il 42,3%.

L'Italia detiene il primato negativo dell'età più bassa del primo contatto con l'alcol. L'età media del primo bicchiere è 12 anni e mezzo, contro i 14,6 della media europea, e il 54,6% dei ragazzi tra 15 e 19 anni ha già sperimentato, almeno una volta, l'ubriachezza. Nell'ultimo decennio è aumentato il consumo di bevande alcoliche fuori pasto, dal 12,6% del 1998 al 18,7% del 2008 per i 14-17enni e dal 30,3% al 41,6% per i 18-24enni. La maggiore diffusione di quest'abitudine si riscontra in ugual misura nei ragazzi e nelle ragazze. Per quanto riguarda il binge drinking (assunzione di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in una stessa occasione), esso risulta più diffuso fra i giovani dai 18 ai 24 anni, in particolare fra i maschi: il 21,5% dei 18-19enni e il 22,4% dei 20-24enni.

«Stordirsi» e «sballare», specialmente in occasioni ritualizzate come quelle del sabato sera in compagnia, sono le finalità che spingono i giovani a bere. Non a caso una nuova moda sempre più diffusa è quella delle «dosi» di alcol: drink in bustine monoporzione che contengono vodka, gin, rum, tequila, che possono essere bevute ovunque e costano solo un euro e mezzo. «L'effetto - cita il Rapporto a p. 24 - è quello di una "botta" immediata, un rituale simile, nella ricerca dell'effetto, a quello di una sniffata di coca o dell'assunzione di una pasticca». Da segnalare anche gli alcolpop, bevande alcoliche già miscelate con bibite a base di zucchero, studiate ad hoc per i preadolescenti e assai pericolose.

Veniamo alla droga. Un ragazzo su cinque ammette di aver fumato marijuana o hashish (spinelli o «canne»), in particolare il 25,7% dei maschi contro il 18,5% delle femmine. Il 46,2% dei ragazzi che hanno ammesso l'uso di droghe leggere potrebbe essere definito «fumatore occasionale», dal momento che dichiara di consumarle una o due volte l'anno, mentre il 21,7% dichiara di farne uso una volta al mese. Affermano di fumare stupefacenti una volta a settimana il 12,2% dei ragazzi e quotidianamente il 4,2%. L'elemento più preoccupante dell'indagine relativamente all'uso di sostanze stupefacenti riguarda l'alta propensione al consumo da parte dei giovanissimi, che risulta maggiore tra i 12 e i 15 anni rispetto agli over 16: ben il 42,8% di questo gruppo d'età dichiara infatti di fumare spinelli con frequenza almeno settimanale e il 22,4% addirittura più volte al giorno.

I ragazzi dimostrano di conoscere le conseguenze che l'uso di marijuana o hashish può comportare sulla loro salute: 1'84,5% afferma che uno dei rischi più probabili è rappresentato dai danni di tipo neurologico; l'83,4% che possa alterare la capacità di mantenere l'attenzione alla guida; 1'81,8% che possano essere compromesse memoria e capacità di concentrazione. Buona parte dei ragazzi, inoltre, ritiene che le «canne» possano essere considerate a tutti gli effetti sostanze psicotrope che producono dipendenza (74,7%) e siano capaci di rendere il carattere più irritabile (66,2%). Più basse le percentuali di coloro che ritengono che fumare stupefacenti aiuti a rilassarsi (37,4%) e alleggerisca lo stress in situazioni complicate (28,4%).

3. II bullismo

Un discorso a sé fra i comportamenti dei giovanissimi merita il bullismo, problematica sulla quale sono stati chiamati a rispondere entrambi i campioni dell'indagine EURISPES/Telefono Azzurro e a cui è dedicata per intero la scheda n. 7 del Rapporto.

Atti di bullismo subiti

Percentuale di atti di bullismo subiti da bambini ed adolescenti

Atti di bullismo

Bambini

(<12 anni)

Adolescenti

(>12 anni)

Diffusione di informazioni

False o cattive

22,0

26,6

Offese

27,2

18,9

Provocazioni

28,1

19,8

Isolamento/esclusione

17,4

6,5

Danni a oggetti

15,5

8,7

Percosse

10,3

2,4

Minacce

10,1

5,0

Furto di cibo/oggetti

9,4

8,5

Furto di denaro

3,4

4,1

Vanno anzitutto sottolineati l'accresciuto rilievo e le sempre più vaste «declinazioni» del fenomeno, che hanno spinto i ricercatori ad arricchire negli anni i questionari. Nell'ultima rilevazione, ad esempio, è stata inserita tra i comportamenti «deviati» l'opzione «diffusione di informazioni false o cattive su di te», risultata poi come la più indicata sia dai bambini (intorno al 22%), sia dagli adolescenti (26,6%). Circa gli altri comportamenti vessatori subiti, prevalgono le offese e le provocazioni, mentre sono minoritari i furti, sia di cibo e/o oggetti, sia di denaro.

Nelle indagini effettuate nel 2008 e nel 2009, si riscontra un cambiamento nell'atteggiamento di chi assiste a episodi di bullismo. Nella «maggioranza silenziosa» di coloro che non reagiscono, aumenta la percentuale dei bambini che rimangono indifferenti (5,1% nel 2008 e 11,1% nel 2009) e di quelli che «si divertono» (9,5% nel 2008 e 13% nel 2009). Confortante è invece il dato (in aumento quest'anno) di coloro che, secondo gli intervistati, «aiutano la vittima» in un episodio di bullismo (15,2% nel 2008 e 19% nel 2009).

Anche tra gli adolescenti l'indifferenza è la reazione che si manifesta con più frequenza (19,5%), con una percentuale di quasi sette punti superiore a quella del 2008 (12,1%). In generale, l'atteggiamento più frequente tra i ragazzi e le ragazze che assistono a un episodio di bullismo è quello di chi «assiste senza intervenire», pur «disapprovando» (20,3%) o «allontanandosi per non essere preso di mira» (9,9%).

Ma chi è il bullo o la bulla? Tra i non molti (il 42,4% del campione) che indicano le caratteristiche dell'autore dei gesti, questi è indicato in maggioranza come un coetaneo, per lo più di sesso maschile, anche se le bambine, nel 13,8% dei casi, riferiscono di essere state vittime di episodi di bullismo a opera di una loro coetanea. Ansia, insicurezza, cattivo rendimento scolastico sono ritenute le «molle» che spingono alcuni soggetti a gesti di bullismo nei confronti dei compagni, in particolare verso disabili, stranieri e coloro che non sanno difendersi o non reagiscono.

La «variante» on line del bullismo è il cyberbullismo, fenomeno che si stima colpisca circa il 10% degli adolescenti. Le molestie virtuali (attuate attraverso telefoni cellulari, e-mail, Internet, ecc.) sono per certi versi più pericolose di quelle verbali o fisiche, perché «inseguono» la vittima ovunque e sempre, garantendo spesso l'impunità al molestatore, che così si sente onnipotente. Nel Rapporto emerge una percentuale maggiore, rispetto al 2008, di coloro che dichiarano di essere stati protagonisti, come «vittime» o «carnefici», di episodi di cyberbullismo. In particolare, la percentuale degli adolescenti che dichiarano di aver ricevuto (qualche volta o spesso) «messaggi, foto o video offensivi o minacciosi» aumenta dal 3% del 2008 al 5,6% del 2009. Chi afferma di «ricevere o trovare informazioni false sul proprio conto» nel 2009 raggiunge il 12,6% a fronte dell'11,6% dell'anno precedente; pari aumento si riscontra tra chi dichiara di «essere escluso intenzionalmente da gruppi on line»: 1,7% nel 2008 e 2,7% nel 2009.

Anche tra quanti affermano di avere compiuto azioni di cyberbullismo, tra il 2008 e il 2009 aumenta la percentuale di chi (qualche volta o spesso) ha «inviato o diffuso messaggi, foto o video offensivi o minacciosi» (da 2,4% a 3,2%), «diffuso informazioni false su un'altra persona» (da 3,6% a 4%) ed «escluso intenzionalmente una persona da gruppi on line» (dal 5,4% al 7,5%).

4. Media, comunicazione e tecnologia

Il Rapporto non prende in considerazione la relazione dei giovanissimi con il mondo della carta stampata (quotidiani, riviste e libri), ma concentra l'attenzione su televisione, computer, consolle per videogiochi, cellulare e lettori multimediali, vale a dire sugli strumenti di informazione e di svago a maggior contenuto tecnologico, sicuramente più «attraenti» per l'universo giovanile.

Su questi, dunque, ci soffermiamo, partendo dai bambini. Nel gradimento dei più piccoli, fra i media indicati svetta ancora la televisione: solo il 4% non ne fruisce mai, contro il 25,3% rilevato per il PC, il 26,7% per il lettore DVD, il 41,1% per i videogiochi, il 42,9% per Internet, il 50% per il lettore MP3 (apparato per l'ascolto di musica registrata in un particolare formato digitale) e il 55,1% per il cellulare. Quest'ultimo dunque, almeno in questa fascia d'età, non è ancora così «invadente». Per tutte le apparecchiature considerate i tempi di utilizzo risultano contenuti - in genere un'ora al giorno -, a eccezione della televisione, che oltre un bambino su cinque vede per almeno 2 ore al giorno.

Utilizzo di apparecchiature elettroniche

Percentuale di giovani che utilizzano apparecchiature elettroniche

 

Telefonino

Internet

PC

Oltre 4 ore al giorno

39,8

19,7

17,6

2-4 ore al giorno

12,7

23,2

24,1

1-2 ore al giorno

12,8

27,8

31,8

Rispetto ai programmi televisivi, i cartoni animati conservano il loro storico appeal per i bambini, ma i loro gusti si sono diversificati, complice un'offerta sempre più varia anche nelle ore pomeridiane. I talent show, cioè le trasmissioni in cui i giovani si confrontano nelle loro abilità (al canto, al ballo, ecc.), piacciono più dei reality (programmi come il Grande Fratello o L'Isola dei famosi, in cui si ricrea una sorta di realtà altra, dove i protagonisti vivono costantemente sotto l'occhio vigile delle telecamere); ciò può indicare che il coinvolgimento maggiore deriva dai sogni di affermazione artistica dei giovani partecipanti. I bambini considerano invece fastidioso vedere in TV soprattutto le scene di sesso e nudo presenti in film e telefilm (62,5%), immagini di guerra e morte nei telegiornali (60,7%), scene di violenza in film e telefilm (57%).

Notevoli le abilità al computer maturate già dai più piccoli: se 1'87,3% sa giocare con il PC, il 75,4% è in grado di scrivere un testo, il 62,7% di stampare e la maggioranza si dice capace di cercare informazioni in rete (59,8%). Più limitato il numero di bambini capaci di inviare una e-mail (37,9%) e di trasferire le foto dalla macchina digitale al PC (35,7%). Le bambine dimostrano di possedere competenze lievemente superiori rispetto ai maschi.

E veniamo agli adolescenti. L'apparecchiatura maggiormente diffusa nella fascia d'età 12-19 anni rimane la televisione (solo il 3,1% non la guarda mai). Rispetto alla programmazione televisiva, secondo i ragazzi l'elemento più disturbante sono le persone che parlano di fatti intimi e privati; a seguire i litigi in trasmissione e le immagini di guerra e morte nei telegiornali (entrambi al 46%). Il 44,5% non sopporta la volgarità e le parolacce. Pochi sono infastiditi da scene di violenza (29,2%) o di sesso o nudo (26,9%) nei film o telefilm. Ciò che gli adolescenti riferiscono di trovare più disturbante nei telegiornali sono i politici, citati nel 18,3% dei casi. Seguono le immagini di violenza e di bambini che soffrono (12,6% ciascuno), ma anche i personaggi famosi (8,8%) e le immagini di guerra (8,5%) e povertà (7,3%).

Al secondo e al terzo posto tra le apparecchiature più diffuse si posizionano il

09:29 Scritto da: masters.m (Webmaster) | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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